fuoriclasse

Lavorare con l’infanzia non è mai semplice. In ugual misura non lo è raccontarla, perché l’infanzia è quel periodo delicato in cui l’essere umano muta di più e più rapidamente. Questi mutamenti avvengono in maniera più intensa laddove c’è una comunità educante consapevole di ciò che è necessario in questa fase della vita. Con il gruppo di lavoro di ZaLab abbiamo cercato di individuare alcune esperienze significative che ci permettessero di fotografare questo cambiamento all’interno di processi educativi di pedagogia attiva.
Con l’associazione culturale ZaLab promuoviamo percorsi partecipativi sia a livello educativo che di scrittura di film documentari. Dal 2013 ci siamo inseriti nel dibattito della scuola pubblica, in particolare sostenendo gli attori coinvolti nella pedagogia attiva. Da un’idea di uno dei soci, Andrea Segre, è nata La Prima Scuola, un bando che chiamava a raccolta la società civile per finanziare laboratori didattici da svolgere all’interno dell’orario scolastico e che avessero come presupposti una metodologia attiva e una connessione tra interno della scuola e contesto esterno. Da quel bando furono finanziati 11 laboratori in giro per l’Italia.
Stimolati dalla ricchezza delle proposte arrivate per La Prima Scuola, abbiamo cominciato a pensare alla costruzione di un soggetto di documentario che raccontasse l’infanzia italiana attraverso diversi laboratori ambientati in differenti periferie italiane. Da lì ha cominciato a prendere corpo il film documentario fuoriClasse scritto da me e Stefano Collizzolli.
fuoriClasse è un’occhio indiscreto all’interno di sei esperienze educative, ognuna delle quali ha differenti approcci metodologici che hanno però in comune l’idea che i bambini, all’interno di una dinamica cooperativa, debbano innanzitutto fare proprio il senso delle attività e impiegare di conseguenza le proprie forze e la propria testa per raggiungere determinati obiettivi.
In tutte queste esperienze c’è un chiaro sforzo degli adulti nella produzione di qualcosa di tangibile, che dia memoria del percorso svolto, ma allo stesso tempo è il processo stesso a essere essenziale. Il documentario ha cercato quindi di cogliere il senso inerente a questi processi, trascurando volutamente i risultati e le produzioni materiali attese, per quanto queste siano importanti ai fini conclusivi del laboratorio.
fuoriClasse è stato possibile grazie alla disponibilità degli educatori e degli insegnanti e alla più o meno consapevole collaborazione dei bambini, una disponibilità che in alcuni casi ha sfiorato la co-autorialità. Questa sinergia ha permesso di cogliere momenti d’apprendimento Altri rispetto agli approcci bigotti, timorosi e ligi ai programmi.

fuoriclasse-distrubuzioneIl documentario mette in relazione le sei scuole grazie a un vero e proprio azzardo produttivo fatto di pura sperimentazione pedagogica. Le dirette radiofoniche realizzate con collegamenti Skype sono, infatti, un esperimento immaginato insieme a Matteo Frasca, Rosa Tignanelli e alle maestre della scuola Perlasca di Roma e reso possibile anche dal documentario stesso in termini logistici e organizzativi. L’attenzione delle troupe coinvolte e lo stile registico di Collizzolli hanno permesso di scomparire una volta in classe grazie a un continuo dialogo con gli educatori e le maestre delle classi di riferimento.
Tuttavia, il film non è uno strumento che documenta le singole esperienze. Molti educatori sentono l’esigenza di documentare il proprio percorso. La documentazione, infatti, funziona da banco di prova per correggere il tiro, da caso studio di ricerca o da memoria di cui godere, ridere e piangere. Questa esigenza di documentazione si è fatta pressante negli ultimi anni, durante i quali la corsa al finanziamento dei privati pretende l’esibizione e la dimostrazione di ciò che si fa, in un ambiente per giunta che comincia a farsi più competitivo che cooperativo. Sebbene si possa usare fuoriClasse quale strumento di discussione e introspezione, esso non è documentazione, non lo può e non lo deve essere. fuoriClasse non è nemmeno la restituzione di cinque anni di scuola, non è la restituzione di un percorso di crescita umana del bambino.
fuoriClasse è qualcosa d’altro, in quanto mostra in termini assoluti che si può fare scuola con altri mezzi e con altre strategie. Lo sguardo artistico permette di astrarsi dai singoli contesti e parlare di educazione a livelli più alti e, allo stesso tempo, a calarsi ad altezza bambino fino a captare alcune reazioni emotive dei protagonisti tra cui spensieratezza e serietà si mescolano in maniera disarmante.
Il bando La prima scuola, di cui si accennava sopra e da cui nasceva questo documentario, premeva proprio su queste esigenze per arrivare a sgombrare la mente e a immaginare nuovi approcci e alleanze. Che la distribuzione civile possa essere motore di cambiamento essa stessa.

Michele Aiello

Il film verrà proiettato sabato 1 ottobre, alle 21.00, presso il cinema Excelsior in via Colle di Montalto, 4. Ingresso libero e gratuito.

Michele Aiello racconta “fuoriClasse”